Una lettera interessante

2010
07.15

Riportiamo una lettera inviata dalla ex annunicatrice televisiva del TG1 Maria Luisa Busi al direttore Augusto Minzolini

AL Dott. Augusto MINZOLINI

Al CDR
p.c. Dott. Paolo GARIMBERTI; p.c. Prof. Mauro MASI; p.c. Dott. Luciano FLUSSI

Caro direttore,

ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione
delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente
di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni
professionali. Questa e’ per me una scelta difficile, ma obbligata.
Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una
sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi
contro una definitiva perdita di credibilita’ nei confronti dei
telespettatori. Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza
RAI Sergio Zavoli : “la piu’grande testata italiana, rinunciando alla sua
tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identita’,
parte dell’ascolto tradizionale”.Amo questo giornale, dove lavoro da 21
anni. Perche’ e’ un grande giornale. E’ stato il giornale di Vespa,
Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture
diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua
ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi
che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono
stati emarginati.

Questo e’ il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale
degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non e’ mai
stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del TG1 e’
un’informazione parziale e di parte.Dov’e’ il paese reale? Dove sono le
donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una
mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa,
quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perche’ negli asili
nido non c’e’ posto per tutti i nostri figli?Devono farsi levare il sangue
e morire per avere l’onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e
gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle
quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta
con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800
euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci
mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che
fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli
imprenditori del nord est che si tolgono la vita perche’ falliti?Dov’e’
questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma
il tg1 l’ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia
che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel
TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che
presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola,
compreso di lavagna interattiva multimediale.

L’Italia che vive una drammatica crisi sociale e’ finita nel binario morto
della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte – un
editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro
sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato,
smentito dai fatti il giorno dopo – e l’infotainment quotidiano: da quante
volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel
lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo
arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la
nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della piu’
importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le
spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore
soddisfazione a ben altre inchieste di piu’ alto profilo e interesse
generale. Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie
convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un
conduttore, una conduttrice, puo’ soltanto levare la propria faccia, a
questo punto. Nell’affidamento dei telespettatori e’ infatti al
conduttore che viene ricollegata la notizia. E’ lui che ricopre
primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con
i telespettatori. I fatti dell’Aquila ne sono stata la prova. Quando
centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido
di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci
ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E’ quello che
accade quando si privilegia la comunicazione all’informazione, la
propaganda alla verifica. Un’ultima annotazione piu’ personale. Ho fatto
dell’onesta’ e della lealta’ lo stile della mia vita e della mia
professione. Dissentire non e’ tradire. Non rammento chi lo ha detto
recentemente.

Pertanto:1) respingo l’accusa di avere avuto un comportamento scorretto.
Le critiche che ho espresso pubblicamente – ricordo che si tratta di un
mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI – le
avevo gia’ mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente.
Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il
nostro la circolazione delle idee e la pluralita’ delle opinioni
costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in
questi mesi. Ma e’ palese che non c’e’ piu’ alcuno spazio per la
dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci
sta e’ fuori, prima o dopo.

2) Respingo l’accusa che mi e’ stata mossa di sputare nel piatto in
cui mangio. Ricordo che la pietanza e’ quella di un semplice inviato, che
chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti.
Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi
fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti
chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista
del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera
dopo l’intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai
sollecitato all’azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti:
mi hai accusato di “danneggiare il giornale per cui lavoro”, con le mie
dichiarazioni sui dati d’ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato
quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione
seguente: “il tg1 dara’ conto delle posizioni delle minoranze ma non
stravolgera’ i fatti in ossequio a campagne ideologiche”. Posso dirti che
l’unica campagna a cui mi dedico e’ quella dove trascorro i week end con
la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non
si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che
i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama – anche
utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta – hanno
scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea
editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per
indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita “tosa
ciacolante – ragazza chiacchierona – cronista senza cronaca, editorialista
senza editoriali” e via di questo passo. Non e’ cio’ che mi disse il
Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al
Quirinale. A queste vigliaccate rispondera’ il mio legale.

Ma sappi che non e’ certo per questo che lascio la conduzione delle 20.
Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che
amo molto: rispetto.Non di ammirazione viviamo,dice, ma e’ di rispetto che
abbiamo bisogno.Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per
le notizie, per il pubblico, per la verita’. Quello che nutro per la
storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il
rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo
sempre. Anche tu ne avresti il dovere.

Marialuisa Busi

Roma, 20 maggio 2010

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